🥖 E allora? Spreco o non spreco? – Il pane

Pane vecchio ricevuto a Lamia Pellegrino e destinato alle galline; spreco alimentare

Ti avevamo chiesto cosa ne pensi del pane vecchio che riceviamo e utilizziamo nell’alimentazione delle nostre galline.

L’88,24% ha risposto che non è spreco, mentre il 11.76% lo considera spreco.

Grazie a tutti quelli che hanno votato e, soprattutto, a chi ci ha spiegato anche il perché della propria risposta.

Partiamo da una domanda:

Che cosa significa davvero “spreco alimentare”?

Sembra una domanda semplice. In realtà, quando ho iniziato a cercare di capire meglio la differenza tra perdita e spreco alimentare, ho scoperto che non esiste una definizione così semplice e universale come potrebbe sembrare. Visto che viviamo in Europa, ho deciso di partire da come questo tema viene affrontato dall’Unione Europea.

Quando un alimento diventa spreco?

La logica europea parte da un principio importante: prima di trasformare un alimento in rifiuto, bisogna cercare di mantenerne il valore il più a lungo possibile.

La Commissione Europea ha sviluppato una specifica “food use and waste hierarchy”, una gerarchia che mette in ordine le possibili destinazioni del cibo:

Prevenire la produzione di eccedenze
Redistribuire il cibo alle persone
Utilizzarlo come mangime per animali
Riciclarlo, per esempio attraverso il compostaggio o la digestione anaerobica
Recuperare energia
Smaltirlo

La Commissione considera l’uso come mangime animale una delle possibilità che possono evitare che un alimento diventi rifiuto, quando questo uso è sicuro e conforme alle regole applicabili.

pane vecchio

Quindi, nel nostro caso di pane:

🗑️ Pane che viene scartato e diventa rifiuto = spreco

🐔 Pane ancora utilizzabile che diventa mangime per le galline = un nuovo uso, prima che diventi rifiuto

E questo è esattamente il punto che ci ha fatto riflettere.

Nel sondaggio, Martino ad esempio ha scritto:

“Il pane viene fatto per il consumo umano, gli animali in natura non mangiano pane. Quindi per me è spreco alimentare e non solo, fortunatamente poi qualcuno ha il buon senso di non gettarlo e dargli una seconda destinazione d’uso.”

È interessante perché, senza usare il linguaggio della gerarchia europea, Martino sta praticamente descrivendo la stessa distinzione.

Il pane è stato prodotto per le persone. Se non viene mangiato dalle persone, non ha raggiunto la sua destinazione originaria.

Ma questo non significa necessariamente che debba diventare rifiuto.

Il suo commento ci porta infatti a una distinzione importante:

evitare che un alimento diventi rifiuto non è la stessa cosa che dire che quel cibo ha avuto il suo utilizzo migliore possibile.

Silvia, sempre nei commenti, ha scritto una cosa che ci ha fatto sorridere e riflettere insieme: “Perché nutrire gli animali non è mai uno spreco.”

Capisco perfettamente cosa intende. E infatti, rispetto a buttare via del cibo che può ancora essere utilizzato, darlo agli animali può essere una buona soluzione. Ma se lo mettiamo accanto a quello che dice Martino, la risposta più onesta è: non è automaticamente la scelta migliore possibile. Le due cose possono essere vere insieme.

🥖 E allora, possiamo fare qualcosa prima?

Sì.

La prima cosa da fare è cercare di non avere pane in eccesso.

Come ci ha fatto notare Emanuela nei commenti: “se ne consumiamo poco, forse dovremmo anche produrne meno. Non si spreca solo il pane in sé, ma anche tutta l’energia che serve per produrlo — dalla farina, alla cottura, al trasporto.” Ha ragione: prevenire non riguarda solo la pagnotta che butti, ma tutto quello che c’è dietro, invisibile, prima ancora che arrivi sulla tavola.

Noi, per esempio, compriamo il pane una volta alla settimana, lo dividiamo in porzioni giornaliere e lo mettiamo nel congelatore.

In questo modo scongeliamo soltanto quello che ci serve.

Il congelamento è infatti uno dei modi più semplici per prolungare la vita del pane ed evitare che diventi ammuffito prima di essere consumato. Anche conservare il pane in un luogo fresco e asciutto, come un portapane o una credenza, aiuta a mantenerlo meglio; il frigorifero invece tende a farlo diventare raffermo più rapidamente.

Ma immaginiamo un’altra situazione.

Tu hai comprato il pane e senza saperlo anche il tuo compagno o la tua compagna ha comprato il pane.

Il congelatore è pieno.

E alla fine vi ritrovate con più pane di quello che riuscite a mangiare.

La soluzione migliore, se il pane è ancora adatto al consumo umano, sarebbe naturalmente mangiarlo o darlo a qualcun altro che possa mangiarlo.

Se questo non è possibile e il pane non è più destinato al consumo umano, entra in gioco il livello successivo della gerarchia: l’alimentazione animale, quando è sicuro farlo. La Commissione Europea cita proprio prodotti come pane invenduto e biscotti rotti tra gli alimenti che possono essere valorizzati come mangime.

🐔 E noi cosa facciamo con il pane?

A Lamia Pellegrino riceviamo regolarmente del pane vecchio e siamo sempre contenti quando ce ne arriva.

Lo facciamo asciugare per evitare che ammuffisca e poi lo utilizziamo nell’alimentazione delle nostre galline. 🐔

Il pane diventa quindi una parte della loro alimentazione, invece di finire nel bidone.

Le galline, a loro volta, producono uova e letame.

Il letame può tornare alla terra e all’orto.

Non è un ciclo perfetto e non significa che il pane sia stato utilizzato nel modo migliore possibile: dare quel pane a una persona che può ancora mangiarlo sarebbe una destinazione di valore più alto.

Ma rispetto a buttarlo via, stiamo mantenendo quella risorsa all’interno del sistema e trasformandola in qualcosa di utile per la nostra azienda agricola.

Quindi:

Pane vecchio ma ancora utilizzabile
🐔 galline
🥚 uova + letame
🌱 terra

⚠️ Occhio al pane ammuffito: quello non lo diamo alle galline, va nel compost 🌱

Come ha scritto Lia nei commenti: “sempre meglio non buttare, ma riciclare finché è possibile.”

Ecco cosa abbiamo imparato: forse la domanda giusta non è soltanto “è spreco o non è spreco?”, ma “che valore possiamo ancora dare a questo alimento, prima che diventi rifiuto?”

A volte la risposta è mangiarlo. A volte condividerlo. A volte, quando non è più destinato al consumo umano ma è ancora sicuro, può diventare mangime.

Forse è proprio questo il punto: non tutto il cibo ha la stessa destinazione possibile. La cosa importante è cercare di mantenerne il valore il più a lungo possibile.

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